Riflessioni pasquali

 

Resurrezione

https://it.wikipedia.org/wiki/Risurrezione#/media/File:Tintoretto_-_La_Resurrezione.jpg

 La Pasqua è giorno di resurrezione e quindi di speranza per antonomasia, come prima di lei lo erano le feste pagane che in questo periodo celebravano la primavera e la rinascita della vita.

Se oggi è giorno di speranza, le settimane passate sono state per vari aspetti giorni di scoramento, sopratutto per quanto riguarda la vita sociale e politica di questo paese. Oramai non mi stupisco più di essere fuori tempo e non trovarmi il linea con l’attuale gestione e modalità politica ma non riesco a fare a meno di constatare quanto si stia sempre più cadendo in basso.

Le perle del momento sono tante: dai “comunisti sovranisti”, un ossimoro visto la natura internazionalista che da sempre ha distinto il comunismo, ai geni dei dazi in un paese che vive di esportazioni ai mille simpatici siparietti che ci pone la scena politica odierna.

Ma ci sono cose che più di altre mi colpiscono per il loro non senso contrapposto alla capacità di presa che hanno su gruppi a cui non appartengono. Tra queste annovero il nuovo refrain inutile e spocchioso verso Greta e il movimento che ha generato. Posso capire i titoli di Libero, sia per la nota “merdaggine” del suo direttore sia per le cattive condizioni in cui naviga che la costringono ad attrarre attenzione per un po’ di pubblicità, ma non capisco il complottismo radical-chic e salottiero di tanti sedicenti personaggi di “vera sinistra” che come al solito hanno capito tutto loro. Non si critica nel merito questo movimento, che per esempio ha il limite di non fare proposte, ma si parla di marionette, pilotaggi, etc. in sostanza gli stessi temi della destra becera di Feltri solo sparati con spavalderia e arroganza da chi vent’anni fa seguiva il social-forum con temi analoghi se pur declinati in maniera diversa.

Abbiamo smarrito ogni logica politica a tutti i livelli. In questa settimana mi è arrivato pure la notizia che l’attuale maggioranza comunale ha rischiato fino a l’ultimo di non ricandidare il consigliere che , a mio giudizio, tra i due ex-consigli pre-fusione era quello da ricandidare immediatamente senza se e senza ma, per impegno, presenza, passione politica e capacità critica, il tutto per logiche di corrente interne al PD che rendono complicata la spartizione di pochi posti e comunque sfavoriscono i pensanti.

Questo non solo mi lascia perplesso, ma mi conferma che in mancanza di una lista di sinistra fatta di passione,principi e un idea di futuro, è meglio rifiutare la scheda (che, per chi ha sempre sostenuto che se non si sceglie non ci si può neppure lamentare, è un bel passo verso il vuoto) ….sempre ammesso di trovare qualcosa per cui valga la pena andare al seggio per votare le europee.

Speriamo in una resurrezione anche della politica (Dal Greco  politikḗ (tékhnē) ‘arte di governare’ con Governare dal Lat. gubernare ‘reggere il timone’, e non Amministrare Dal lat. administrare ‘agire da ministro’, ). Intanto buona pasqua.

Pubblicato in Senza categoria | Commenti disabilitati su Riflessioni pasquali

Via Romea del chianti e sentieri limitrofi

  E’ proprio vero casa propria spesso è il luogo che si conosce meno,complice un meteo non troppo favorevole a giro per la regione oggi è toccato a un anello nel comune di San Casciano che include una parte di via Romea. E’ un peccato che non si valorizzino quanto dovrebbero i nostri percorsi che sono una risorsa sia per le nostre passeggiate domenicali tra amici che per l’indotto turistico che potrebbero generare tra trekking, trail e bike.

Il percorso pensato da Alessandro Socci ha visto la partenza al Bargino con immancabile sosta al bar prima della partenza (bar MCL una delle poche cose disponibili) . Finalmente partiti abbiamo seguito la cassia in direzione Firenze e siamo giunti fino al Calzaiolo dove abbiamo preso il corso del Terzona verso monte fino a incrociare la Via Romea del Chianti che scende da San Casciano si continua poi lungo il torrente ancora per un bel pezzo fino a incrociare la strada asfaltata che da Mercatale/SanCasciano va a Montefiridolfi, si attraversa e si comincia ad allontanarci un po’ da l’alveo del torrente risalendo la collina,a questo punto il paesaggio di fondo valle comincia a prendere una forma più consona al Chianti con vigne che si alternano a olivete. Si prosegue sempre seguendo la Romea passando un gradevole casale denominato San Bartolo fino alla strada asfaltata che da Fabbrica va alle Quattro strade sbucando in prossimità del Palagio prendendo a destra per raggiungere la pieve di Santo Stefano a Campoli.

La Pieve di Campoli è una chiesa del X secolo Romanico-Barocca di interesse storico , molto importante per l’amplio territorio che amministrava e per aver avuto tra i pievani Giulio de’ Medici (poi Papa Clemente VII) .

In teoria, stando alle mappe che ho, da Campoli la Romea proseguirebbe costeggiando la chiesa verso il monte passando sopra la fattoria di Belvedere fino a raggiungere Tignanello noi in realtà abbiamo proseguito sulla comunale fino al bivio per Tignanello da qui, dopo sosta pranzo, dalle Casacce siamo saliti fino a Podere Tignanello (Il toponimo potrebbe derivare dalla divinità etrusca Tinia, e non a caso pochi metri sopra la collina sono state recentemente rinvenute tombe etrusche) oggi appartamenti per agriturismo un tempo appartamenti per contadini e prima ancora presumibilmente convento. Oramai entrati nelle tenute di un noto marchio vinicolo non le abbiamo abbandonate per un bel po’ raggiungendo S.Maria a Macerata.

All’incrocio che porta a Valigondoli e Badia abbiamo abbandonato la Romea per richiudere il nostro anello attraversando il borgo di S.Maria dove è presente una piccola chiesa ricostruita nel 1828 dal Granduca Leopoldo II ma presente già da prima del 1000.

Immersi esclusivamente in vigne a erto-china , cosa purtroppo comune nell’attuale paesaggio del chianti del ventunesimo secolo, siamo giunti seguendo la strada asfaltata principale fino all’incrocio con la strada per Campoli accarezzati da un vento abbastanza insistente e fastidioso e accompagnati dal suo fischio generato da l’attraversamento di cavi elettrici o filetti di vigne non lo abbiamo capito. Abbiamo poi raggiunto Montefiridolfi con una piccola deviazione per toglierci il più possibile dalla strada principale calandoci di nuovo sulle sponde del Terzona.

Giunti a Monte in piazzetta abbiamo lasciato la strada per Mercatale deviando verso Torriano da qui imboccata una strada bianca sulla sinistra abbiamo cominciato la discesa verso valle arrivando fino al confine della mega cantina interrata del noto marchio di cui sopra e costeggiando lato monte quest’ultima siamo scesi in paese giungendo al circolo ARCI per una sana pausa e qualcosa di caldo, richiudendo l’anello con una involontaria par-condition tra APS di stampo cattolico e laico. Percorso sui 19,2 KM abbastanza facili e alla portata di tutti, qualche dislivello decisamente affrontabile (dislivello massimo complessivo 289 mt), per la maggior parte strade asfaltate o bianche con qualche tratto di acciottolato. Decisamente una bella domenica in compagnia di amici riscoprendo luoghi che in parte appartengono anche alla mia infanzia e potendo notare tanti particolari, come solo il trekking permette di fare, che a un frettoloso passaggio in auto da quelle parti non vedrai mai.

TRACCIATO GPS

Pubblicato in Senza categoria | Commenti disabilitati su Via Romea del chianti e sentieri limitrofi

Salvarsi è una questione di cambiamento.

Ho tra le mani una busta di plastica in mater-bi prodotta su licenza Novamont, quelle che puzzano di liquirizia per intenderci. Piegandola non ho potuto fare a meno di pensare come Novamont, costola di quel che resta di Montedison, che detiene il brevetto della plastica biodegradabile sia nipote di quella Montecatini (Nata per lo sfruttamento minerario della Val di Cecina) che con Giulio Natta ha inventato le plastiche eterne moderne dal Moplen in giù.
Ieri la plastica eterna, oggi la plastica estemporanea; quando si dice saper leggere i tempi….o adeguarsi per non morire?

Pubblicato in Riflesso | Commenti disabilitati su Salvarsi è una questione di cambiamento.

Fermamente convinto, per niente entusiasta

Adesso che il voto è praticamente chiuso, approfittando della pausa pranzo, posso scrivere due righe sul referendum per la fusione dei comuni di Barberino e Tavarnelle.
Non ho voluto partecipare attivamente a questa campagna elettorale, ed ho forti dubbi pure sulle prossime, perché ho bisogno di un po’ di distacco per cercare di capire questo strano paese alla deriva. Non ho più nessun entusiasmo per una politica che non mi appartiene, un modo di procedere renziano che distrugge tutto e tutti.
Una politica incapace di confronto e condivisione, che calpesta idee, ideali e persone è una politica che porta ai vertici i mediocri facilmente manipolabile e controllabile dal potere economico.
Al di la di questo incipit generale che oramai riguarda tutti i livelli politici sono rimasto fermamente coerente con le mie posizioni. Ritengo che un comune sotto 10000 abitanti oggi non abbia più alcun senso di esistere, se non in sperduti territori scarsamente popolati, ritengo inoltre che i nostri fossero due mezzi comuni e lo si evince facilmente anche confrontando le estensioni territoriali con gli adiacenti. Inutile dire che sono inconsistenti le ragioni del no sul “piccolo è bello”, non raggiungiamo dimensioni tali per cui si perda il controllo diretto dei nostri delegati. Ma non mi è piaciuto per niente neppure la campagna del si, incentrata sostanzialmente sulla “grande opportunità” di mantenere i livelli di servizio attuali offerta dai contributi extra alla fusione. Oltre ad essere politicamente miope guardare solo ai bilanci è pure economicamente sbagliato mescolare entrate straordinarie con uscite ordinarie. Coprire l’ordinario con lo straordinario porta entro breve al fallimento di qualsiasi impresa economica. Se il taglio dei trasferimenti agli enti locali non rende più possibile un adeguato livello dei servizi ci si presenta a Roma con un kalasmikov e si pretendono, non si tampona con scorciatoie di dubbia efficacia.
Certo i finanziamenti alla fusione possono essere un opportunità di investimento per creare qualcosa che rimanga nel tempo, per condividere con una gestione partecipata con i cittadini dei progetti, per riorganizzare la macchina amministrativa ed avvicinarla alle necessità dei cittadini: per capacità di dare risposte ai problemi, per facilità d’accesso , per distribuzione sul territorio etc. l’accorpamento di funzioni potrebbe liberare preziose risorse umane da dedicare ad altro ….ma tutto questo passa da una visione politica che vada oltre la contingenza dei bilanci ed investa sul futuro, e sono decisamente scettico che questo sia nei metodi dell’attuale gestione politica italiana.
Per questo ho votato fermamente convinto, ma per niente entusiasta: SI.

Pubblicato in Senza categoria | Commenti disabilitati su Fermamente convinto, per niente entusiasta

Il deserto civile

Prendere in mano questa t-shirt mi ha messo una tristezza profonda. Non tanto per gli 11 anni passati, ma per il disastro che hanno lasciato questi undici anni nella nostra società.
Una società individualista all’estremo, chiusa, nazionalista, incapace di pensare un futuro migliore, incapace di sognare “un’altro mondo possibile”. Il neoliberismo ha raggiunto il
suo scopo. Non ci frega più niente dei nostri simili più o meno vicini che siano, non ci frega più niente di dare una sola ora del nostro tempo per un mondo migliore. L’imbecillità è oramai dilagante il capolavoro del populismo di destra sta non solo nella guerra tra poveri instaurata, ma nell’aver inculcato in menti malate che il futuro dei propri figli sia assicurato dall’ individualismo e non dalla capacità solidale e collettiva di affrontare insieme i problemi.
Pensare che c’era un amico in Mexico, Zambia o Ciad con cui lavorare insieme per un futuro migliore era naturale, oggi è fantascienza. E mentre sprofondiamo in questo imbarbarimento medioevale moderno il mondo va avanti a dispetto della nostra arretratezza e limitatezza socio culturale, chi sa quando ci sveglieremo da questo incubo e torneremo a pensare in globale e non in locale, chi sa quando riprenderanno senso le espressioni tipo “I Care” o “un’altro mondo è possibile” , per il momento non resta che “resistere,resistere,resistere”.

 

(*) Questo è il primo post che passo da Facebook al blog e non viceversa. Segno dei tempi pure questo.

Pubblicato in Senza categoria | Commenti disabilitati su Il deserto civile

Trasporto pubblico locale quasi a livello europeo

Varsavia

Tramvia Varsavia

Una delle cose che mi capita spesso notare quando viaggio a giro per l’Europa è la qualità dei servizi di trasporto pubblico, la loro efficienza e la facilità con la quale si possono usare.

E’ evidente che tutto questo da all’occhio per il semplice fatto che in Italia siamo abituati a un TPL disastroso. Non puoi non apprezzare (e darne nota su questo blog) i treni olandesi quando un ritardo di 3 minuti viene ripetutamente segnalato agli altoparlanti e marcato in rosso sul cartello al binario come fosse una cosa particolarmente eccezionale e di cui scusarsi in modo profondo, come del resto non puoi non apprezzare che i convogli partono sempre dallo stesso binario che è riportato nelle tabelle degli orari e non hai bisogno di cercare cartelloni elettronici per capire da dove parte il tuo treno. Così come non puoi non apprezzare il tram e i bus urbani di Varsavia, con la loro frequenza, i pannelli che ti permettono di orientarti e le macchinette per i biglietti a bordo con carta di credito wireless su gran parte delle linee. Questo per rammentare alcuni diari di viaggio del passato che ho pubblicato, ma in linea generale ovunque abbia avuto bisogno di muovermi con mezzi pubblici non mi sono mai sentito perso come nel nostro paese. Perfino la metropolitana moscovita con le sue scritte in cirillico è meno criptica delle nostre stazioni. Per fortuna c’è un eccezione, anche molto vicino a noi: Prato.

La LAM di Prato ha molte delle caratteristiche che ci si aspetta da un servizio di TPL Europeo, ho avuto modo di utilizzarla recentemente in occasione della .NET Conference Italia – Toscana.

Ho riscontrato diverse caratteristiche a livello europeo a partire dalle linee tutto sommato chiare, passando per i parcheggi scambiatori comodi e ben serviti, arrivando agli avvisi sulle fermate a bordo.

Ci sono alcune cose carenti che sicuramente andrebbero migliorate. Ad esempio il capolinea della BLU nel parcheggio scambiatore non ha una qualche forma di biglietteria automatica o un edicola vicina, il che la mattina mi ha costretto all’uso del servizio SMS, servizio che funziona benissimo a parte il costo del biglietto di 1,40€ anzichè 1,20€ a cui poi va sommato pure un addebito di 0,20€ per il servizio dell’SMS. Inoltre a bordo dei BUS che ho usato non c’è un grafo della linea che ti aiuti a capire quanto manca alla tua fermata, mentre c’è un display che ti dice quale è la fermata successiva, intendiamoci non è un dramma ma in tutti i mezzi una mappa viene posta in tutto il mondo (sopratutto per chi non è del posto).  Ci sarebbe poi da migliorare alcune fermate dove manca la cartellonistica delle linee e da rendere un briciolo più immediato da capire le linee con sdoppiamenti. Comunque a parte questi piccoli dettagli direi che la mobilità di Prato sia accettabile, sufficientemente frequente (almeno nelle linee principali), anche veloce sfruttando corsie preferenziali e mi è sembrata lineare e facile da capire diciamo a portata anche di europeo medio abituato a tutt’altri standard qualitativi rispetto ai nostrani.

Ogni tanto è piacevole constatare che qualcosa funziona anche nel nostro paese.

Pubblicato in Italia | Commenti disabilitati su Trasporto pubblico locale quasi a livello europeo

Mario e il padrone

CarteMario amava ripeterlo spesso, sembrava una di quelle storie di altri tempi, una storia dal sapore desueto.

-Vedi, quando c’era il signor Rossi queste cose non succedevano. Sapeva lui come gestire il personale.

Con tono pacato, bonario, senza mai inveire apertamente con l’ufficio del personale.

-Questi sono tre e non fanno per uno. Non capiscono niente di persone, ragionano per numeri.

E mentre la discussione prendeva, il lavoro continuava a scorrere, come niente fosse.

-Il Sig, Rossi ti arrivava una mattina e ti diceva “Mario, avrei bisogno di un piacere, se può”, sapevi già che era uno straordinario ma era naturale un “mi dica, se posso”

-E lui con calma, sottovoce: “se nel fine settimana non hai impegni ci sarebbe da fare un salto nel tal posto per dargli una controllatina alla macchina.”

-Certo Sig. Rossi, non ci sono problemi tanto il prossimo fine settimana sono a casa.

“Mi raccomando Mario, vada su con sua moglie, sabato sistemi la macchina poi si prenda un albergo e domenica si goda il posto. Poi lunedì mattina passi da me e mi porti le ricevute dell’albergo e dei ristoranti, e mi raccomando …si tratti bene che lunedì si rilavora ”

E qui Mario non poteva fare a meno di accennare il sorrisino che al tempo faceva il sig. Rossi.

-Invece questi non capiscono niente, stanno a fare le pulci a tutto, poi quando ci sarebbe veramente bisogno dell’extra tutti gli vanno in …quel posto. E fanno bene! Diavolo se fanno bene! Per i bischeri non c’è paradiso!

In questo punto non poteva fare a meno di scaldarsi, amava l’azienda come fosse sua. Ma si calmava in un attimo e riprendeva il ragionamento.

-Lui era il padrone della baracca, sapeva cosa significava lavorare, conosceva tutti, aveva iniziato in fabbrica come noi, sapeva come chiederti le cose. Certo ci guadagnava lui, ma alla fine stavi bene anche te. Ho girato l’Italia, mai mi ha obiettato una spesa o si è permesso di sindacare sulle mie scelte. Certo stavo attento a spendere il giusto, qualche volta mi ha anche detto scherzando…” Mario poteva anche andare in albergo invece di dormire sotto il ponte” oppure “Ha speso così poco che quasi quasi mi trasferisco” e guai a non presentarsi la mattina in ufficio per il rimborso, alle 11 lo vedevi arrivare “Mario, l’aspettavo in ufficio”, ho avuto da fare ora venivo. “Venga, venga che si sistema subito” e mentre ci si avviava in ufficio ti chiedeva come era andata sembrava più interessato alla gita che al lavoro del sabato. E presentato gli scontrini potevi star certo che qualche lira in più la trovavi sempre.

Gli piaceva a Mario ricordare, ricordare le avventure lavorative o forse semplicemente rievocare la giovinezza, ma il suo trascorso di rappresentante sindacale lo portava anche a riflessioni più profonde sull’attuale gestione manageriale. Adesso che guardano le briciole e non si fidano di niente, poi sprecano pacchi di soldi in cazzate perché di quello che succede in fabbrica non sanno un cazzo! Gli hai mai visti scendere dagli uffici? – era solito dire- Il padrone lo vedevi in fabbrica tutti i giorni, e se c’era un qualche problema mentre stavi a discutere su come affrontarlo era li a dare il suo contributo, ascoltava diligentemente senza fiatare magari non diceva una parola …poi però dopo qualche giorno trovavi l’attrezzo nuovo che avrebbe risolto velocemente il problema, o vedevi sparire il fornitore che aveva consegnato merce difettosa che ti aveva messo in difficoltà. La narrazione continuava con passione e non poteva mancare il nocciolo del problema a suo giudizio: i giovani hanno studiato, ma in fabbrica non hanno mai messo piede, non hanno la più pallida idea di come funziona il nostro prodotto, grandi esperti del nulla, della carta. Si occupano di tutto dalla borsa, all’immobiliare, ai rapporti con le banche, alla creazione di diecimila società satelliti perfino all’estero per pagare meno tasse, ma del prodotto non sanno nulla questi non sono ne padroni ne imprenditori sono esperti di carte e chiacchiere infiocchettate.

Ecco, ripensando a Mario mi convinco sempre più che questo è il vero problema di questo paese un sacco di esperti di carte, manca chi conosce azienda e prodotto ed è capace di spaziare dalla gestione del personale alla produzione, ai rapporti con i clienti e fornitori, manca quello che in Toscana chiamavamo padrone negli anni 60/70 senza disprezzo, nell’eccezione di imprenditore; solo che imprenditore è un termine troppo raffinato per un operaio con la terza media. Manca colui che l’azienda l’ha fondata, vista crescere e che conosce tutti i dipendenti uno per uno. Manca quello che per chiederti lo straordinario è disposto a pagarti il finesettimana con la famiglia fuori. Abbiamo perso il nostro maggior vantaggio competitivo: la struttura snella e la competenza. Ma sopratutto l’abbiamo sostituito con il nulla, con la diffidenza, il sospetto, il controllo, in qualche caso con “il padrone” ottocentesco non avendo saputo interpretare quel necessario salto da azienda familiare a PMI.

Adesso che sono in fondo ve lo posso confessare: ne Mario ne il Sig. Rossi sono realmente esistenti come descritti, ma da quando avevo tredici o quattordici anni di Mario e Sig. Rossi ne ho sentiti molti, ognuno con la sua storia, le sue pecularietà ma alla fine nessuno troppo diverso da quanto ho raccontato sopra.

Pubblicato in Italia | Commenti disabilitati su Mario e il padrone

Un comune unico

Due passi in un comune unico: unico prima di tutto come auspicio amministrativo futuro, poi come territorio inimitabile.

Dalla rotonda del Mocale lasci il paese e ti immergi nel silenzio più assoluto, sono le 9 del 2 giugno non c’è gente neppure nei campi.

Camminando verso Magliano il silenzio ti avvolge, i pensieri possono vagare liberi, le gambe si muovono da sole, non fosse altro perché scende. L’incantesimo ha inizio, senti tutto il calore e l’energia di questa terra, senti il potenziale di quest’aria, unica.

L’unica cosa per cui ha ancora un senso questo paese di burattini e burattinai, l’energia della propria terra quasi trasmessa nel tempo passata di secolo in secolo, di millennio in millennio, amplificata dal temo: senti i saggi etruschi raccontarti del territorio di come plasmarlo e viverlo, senti la grandezza dell’impero romano, senti i passi di mille contadini e allevatori che hanno battuto passo a passo queste valli …e poi in lontananza grida di lotte ti fanno risalire con la mente fino al medioevo, il rinascimento e le sue meraviglie il bello e il brutto di trovarsi a pochi passi dalla potente Firenze, flebile giù nella valle la voce di messer Boccaccio ….fino a giungere a ieri ti sembra di sentirli i passi dei partigiani furtivi e guardinghi che ti accompagnano dai boschi.

In un attimo ti lasci alle spalle il torrente Agliena (almeno credo) e risali, e poi su per la provinciale. Siamo alla cupolina di Semifonte,la meta. Giusto un 10 minuti per prendere fiato e continuare ad incamerare questa energia e te ne freghi allegramente di aver calpestato il suolo dei Barberini (ed eredi diretti) o dei Torrigiani e di esserti infischiato dei loro confini.

Poi si torna indietro 2 ore e mezzo di salite e discese, di alti e bassi di spettacolo immenso e fatica….visto nella pace di questo territorio il 2 giugno assume tutt’altro significato, dopo una settimana con ben poche soddisfazioni questo lunedì di festa si cambia pagina.

 

 

Pubblicato in #CasaMia, Italia | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Un comune unico

I servizi, la guerra non convenzionale, l’eroina e le bufale su internet

risiko     Lo zapping riserva ogni tanto delle interessanti sorprese, è la volta di RAI storia con Dixit nella puntata di ieri a parte la prima parte dedicata agli industriali dell’auto francesi interessante per pura curiosità storica, la seconda parte mirata alla nostra storia più recente è risultata molto istruttiva. Incentrata sull’operazione “blue moon” non faceva che mettere insieme e legare con un filo logico e testimonianze degli eventi che avvaloravano una teoria sempre sentita dire (e molto logica) ma che fino a ieri non avevo mai avuto elementi per leggere in modo così chiaro. In buona sostanza forniva elementi volti a dimostrare come la diffusione dell’eroina nella seconda parte degli anni 70 sia stata un’operazione guidata dall’alto per distruggere la protesta studentesca. Non è la solita tesi complottistica basata sul “mio cuGGino ha detto” ma fatti reali, testimonianze e ricostruzioni di inquirenti. Nella trasmissione venivano riportati interventi del giudice Salvini, del testimone non che agente dei servizi Cavallaro e di persone come Capanna che hanno attraversato quell’epoca.

Quello che più colpiva era il fatto che questa propaggine di guerra fredda si sia combattuta con mezzi non convenzionali, ma soprattutto con largo uso della stampa di potere usata per veicolare disinformazione e creare stereotipi. La prima strategia della guerra non convenzionale le stragi e gli attentanti non stava funzionando. Il consenso del PCI stava invece aumentando, il potere occidentale non poteva permettere che un punto di cerniera come l’Italia si avvicinasse al nemico. Da lì il cambio di strategia e l’infiltrazione del movimento culturale rivoluzionario con l’eroina, tecnica già sperimentata con il Black Panther Party . L’equazione contestatore=capellone=drogato/sbandato fu fatta passare nell’opinione pubblica, le droghe leggere sparite dalle piazze e sostituite dall’eroina e il movimento distrutto.

Di quegli anni, per ragioni anagrafiche, ho solo un vago ricordo, dei primi ’80 però qualcosa ricordo e non è che l’informazione sui “drogati” che in quegli anni sparivano fosse in effetti questo granché.

Mentalmente mi sono avvicinato nel tempo, Genova 2001 il copione è identico, il movimento che si oppone allo status quo va abbattuto, stesso cliché: operazioni di polizia illecite, infiltrati, delegittimazione dalla stampa e di nuovo un equazione contestatori=violenti. Stesso copione più recentemente con i NO-TAV.

Questo potere ha un punto debole: manca di fantasia, opera sempre allo stesso modo: la disinformazione verso le masse per isolare i fermenti.

A questo punto mi viene un sospetto, negli ultimi mesi internet pullula di bufale, sembra una battaglia persa tentare di contrastarle, passa veramente di tutto le cose più imbecilli e insensate trovano un megafono e una diffusione che lascia sgomenti, sopratutto quando qua e la vengono riprese da stampa e TV.

Che stiano preparando il terreno a un’altra operazione reazionaria? Sembrerebbe mancare la condizione principale per questo, ovvero una contestazione rivoluzionaria in atto, ma forse non è così: i potentati economici hanno già registrato un’ insofferenza delle masse verso questo capitalismo cinico e distruttivo e si stanno preparando la difesa per quando questo sfocerà nelle piazze e servirà giustificare operazioni repressive. Del resto con la disoccupazione in crescita, l’impoverimento generale, la distruzione dello stato sociale e una politica che non assorbe le istanze del popolo i tumulti non staranno molto ad arrivare. Quindi creare un popolo ignorante e confuso da una parte eviterà la partecipazione di massa in un unica direzione e dall’altra aiuterà a far emergere il salvatore della patria, che con la sua luminosa guida ci libererà dal caos e dall’ingovernabilità ….un altro copione già visto che di sicuro non ha portato bene al popolo.

Pubblicato in Italia | Commenti disabilitati su I servizi, la guerra non convenzionale, l’eroina e le bufale su internet

Un primo maggio all’incontrario

Adriano Olivetti    In questo mondo impazzito dove la politica ci regala incubi inimmaginabili, con partiti di (pseudo)sinistra che sponsorizzano governi di destra, con gli ex-compagni che difendono gli interessi di banchieri e speculatori. Orbene in mezzo a tutti questi incubi vorrei avere almeno dei mezzi sogni. Ma non è prudente divergere troppo dalla situazione reale di tutti i giorni, rischi di non essere capito nel mondo del politically-correct,  allora in questo mondo al contrario voglio festeggiare il primo maggio parlando di grandi Imprenditori.  Ma siccome non sono impazzito del tutto, ed ho un certo senso del limite all’orrido, ho scelto un Imprenditore con la I maiuscola ben lontano dagli stereotipi “marchionniani” elogiati da La Repubblica o Il Sole 24 Ore ogni nuovo governo Bilderberg approved.

<<Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?

Possiamo rispondere: c’è un fine nella nostra azione di tutti i giorni, a Ivrea,come a Pozzuoli. E senza la prima consapevolezza di questo fine è vano sperare il successo dell’opera che abbiamo intrapresa. Perché una trama, una trama ideale al di là dei principi della organizzazione aziendale ha informato per molti anni, ispirata dal pensiero del suo fondatore, l’opera della nostra Società.

Il tentativo sociale della fabbrica di Ivrea, tentativo che non esito a dire ancora del tutto incompiuto, risponde a una semplice idea: creare un’impresa di tipo nuovo al di là del socialismo e del capitalismo giacché i tempi avvertono con urgenza che nelle forme estreme in cui i due termini della questione sociale sono posti, l’uno contro l’altro, non riescono a risolvere i problemi dell’uomo e della società moderna.

La fabbrica di Ivrea pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra un avvenire, una vita più degna di essere vissuta.

La nostra società crede perciò nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto.

Questo stabilimento riassume le attività e il fervore che animano la fabbrica di Ivrea. Abbiamo voluto ricordare nel suo rigore razionalísta, nella sua organizzazione, nella ripetizione esatta dei suoi servizi culturali ed assistenziali, l’assoluta indissolubile unità che la lega ad essa e ad una tecnica che noi vogliamo al servizio dell’uomo onde questi, lungi dall’esserne schiavo, ne sia accompagnato verso mete più alte, mete che nessuno oserà prefissare perché sono destinate dalla Provvidenza di Dio.

Così, di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. Abbiamo voluto anche che la natura accompagnasse la vita della fabbrica. La natura rischiava di essere ripudiata da un edificio troppo grande, nel quale le chiuse muraglie, l’aria condizionata,la luce artificiale, avrebbero tentato di trasformare giorno per giorno l’uomo in un essere diverso da quello che vi era entrato, pur pieno di speranza.

La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. Per questo abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l’idea di una costrizione e di una chiusura ostile. Talché oggi questa fabbrica ha anche un altro valore esemplare per il futuro del nostro lavoro nel Nord e ci spinge a nuove realizzazioni per creare nuovi ambienti che traggano da questa esperienza insegnamento per più felici soluzioni.

Ora che la fabbrica è compiuta a noi dirigenti spetta quasi tutta la responsabilità di farla divenire a poco a poco una cellula operante rivolta alla giustizia di ognuno, sollecita del bene delle famiglie,pensosa dell’avvenire dei figli e partecipe infine della vita stessa del luogo che trarrà dal nostro stesso progresso alimento economico e incentivo di elevamento sociale: voglio alludere all’ammirevole città di Pozzuoli e ai suoi incomparabili dintorni.>>  Adriano Olivetti Pozzuoli, 23 aprile 1955 Discorso ai lavoratori del nuovo stabilimento

Perché se è vero che non ci sono più i Berlinguer e i Pertini è pure vero che in questo paese non ci sono più neppure gli Adriano Olivetti e le Luisa Spagnoli …e neppure gli Enrico Mattei, e il concetto di una  fabbrica che guardi oltre gli utili, guardi anche al benessere del proprio capitale principe: la risorsa umana, è stato ben isolato e chiuso nelle casseforti di piombo del neoliberismo con tutte le precauzioni affinché si eviti il rischio di contaminare in una qualche fuga qualche ignaro e indifeso imprenditore.

BUON PRIMO MAGGIO

ai lavoratori

ai precari

ai disoccupati

ai pensionati

ai (pochi) sindacalisti che fanno il loro mestiere

agli autonomi

alle partite iva

ai padroncini

….e anche agli “Adriano Olivetti” se ne fosse rimasto qualcuno.

 

Pubblicato in Italia | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Un primo maggio all’incontrario