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claudiofedi on novembre 17th, 2017
Varsavia

Tramvia Varsavia

Una delle cose che mi capita spesso notare quando viaggio a giro per l’Europa è la qualità dei servizi di trasporto pubblico, la loro efficienza e la facilità con la quale si possono usare.

E’ evidente che tutto questo da all’occhio per il semplice fatto che in Italia siamo abituati a un TPL disastroso. Non puoi non apprezzare (e darne nota su questo blog) i treni olandesi quando un ritardo di 3 minuti viene ripetutamente segnalato agli altoparlanti e marcato in rosso sul cartello al binario come fosse una cosa particolarmente eccezionale e di cui scusarsi in modo profondo, come del resto non puoi non apprezzare che i convogli partono sempre dallo stesso binario che è riportato nelle tabelle degli orari e non hai bisogno di cercare cartelloni elettronici per capire da dove parte il tuo treno. Così come non puoi non apprezzare il tram e i bus urbani di Varsavia, con la loro frequenza, i pannelli che ti permettono di orientarti e le macchinette per i biglietti a bordo con carta di credito wireless su gran parte delle linee. Questo per rammentare alcuni diari di viaggio del passato che ho pubblicato, ma in linea generale ovunque abbia avuto bisogno di muovermi con mezzi pubblici non mi sono mai sentito perso come nel nostro paese. Perfino la metropolitana moscovita con le sue scritte in cirillico è meno criptica delle nostre stazioni. Per fortuna c’è un eccezione, anche molto vicino a noi: Prato.

La LAM di Prato ha molte delle caratteristiche che ci si aspetta da un servizio di TPL Europeo, ho avuto modo di utilizzarla recentemente in occasione della .NET Conference Italia – Toscana.

Ho riscontrato diverse caratteristiche a livello europeo a partire dalle linee tutto sommato chiare, passando per i parcheggi scambiatori comodi e ben serviti, arrivando agli avvisi sulle fermate a bordo.

Ci sono alcune cose carenti che sicuramente andrebbero migliorate. Ad esempio il capolinea della BLU nel parcheggio scambiatore non ha una qualche forma di biglietteria automatica o un edicola vicina, il che la mattina mi ha costretto all’uso del servizio SMS, servizio che funziona benissimo a parte il costo del biglietto di 1,40€ anzichè 1,20€ a cui poi va sommato pure un addebito di 0,20€ per il servizio dell’SMS. Inoltre a bordo dei BUS che ho usato non c’è un grafo della linea che ti aiuti a capire quanto manca alla tua fermata, mentre c’è un display che ti dice quale è la fermata successiva, intendiamoci non è un dramma ma in tutti i mezzi una mappa viene posta in tutto il mondo (sopratutto per chi non è del posto).  Ci sarebbe poi da migliorare alcune fermate dove manca la cartellonistica delle linee e da rendere un briciolo più immediato da capire le linee con sdoppiamenti. Comunque a parte questi piccoli dettagli direi che la mobilità di Prato sia accettabile, sufficientemente frequente (almeno nelle linee principali), anche veloce sfruttando corsie preferenziali e mi è sembrata lineare e facile da capire diciamo a portata anche di europeo medio abituato a tutt’altri standard qualitativi rispetto ai nostrani.

Ogni tanto è piacevole constatare che qualcosa funziona anche nel nostro paese.

claudiofedi on agosto 14th, 2015

CarteMario amava ripeterlo spesso, sembrava una di quelle storie di altri tempi, una storia dal sapore desueto.

-Vedi, quando c’era il signor Rossi queste cose non succedevano. Sapeva lui come gestire il personale.

Con tono pacato, bonario, senza mai inveire apertamente con l’ufficio del personale.

-Questi sono tre e non fanno per uno. Non capiscono niente di persone, ragionano per numeri.

E mentre la discussione prendeva, il lavoro continuava a scorrere, come niente fosse.

-Il Sig, Rossi ti arrivava una mattina e ti diceva “Mario, avrei bisogno di un piacere, se può”, sapevi già che era uno straordinario ma era naturale un “mi dica, se posso”

-E lui con calma, sottovoce: “se nel fine settimana non hai impegni ci sarebbe da fare un salto nel tal posto per dargli una controllatina alla macchina.”

-Certo Sig. Rossi, non ci sono problemi tanto il prossimo fine settimana sono a casa.

“Mi raccomando Mario, vada su con sua moglie, sabato sistemi la macchina poi si prenda un albergo e domenica si goda il posto. Poi lunedì mattina passi da me e mi porti le ricevute dell’albergo e dei ristoranti, e mi raccomando …si tratti bene che lunedì si rilavora ”

E qui Mario non poteva fare a meno di accennare il sorrisino che al tempo faceva il sig. Rossi.

-Invece questi non capiscono niente, stanno a fare le pulci a tutto, poi quando ci sarebbe veramente bisogno dell’extra tutti gli vanno in …quel posto. E fanno bene! Diavolo se fanno bene! Per i bischeri non c’è paradiso!

In questo punto non poteva fare a meno di scaldarsi, amava l’azienda come fosse sua. Ma si calmava in un attimo e riprendeva il ragionamento.

-Lui era il padrone della baracca, sapeva cosa significava lavorare, conosceva tutti, aveva iniziato in fabbrica come noi, sapeva come chiederti le cose. Certo ci guadagnava lui, ma alla fine stavi bene anche te. Ho girato l’Italia, mai mi ha obiettato una spesa o si è permesso di sindacare sulle mie scelte. Certo stavo attento a spendere il giusto, qualche volta mi ha anche detto scherzando…” Mario poteva anche andare in albergo invece di dormire sotto il ponte” oppure “Ha speso così poco che quasi quasi mi trasferisco” e guai a non presentarsi la mattina in ufficio per il rimborso, alle 11 lo vedevi arrivare “Mario, l’aspettavo in ufficio”, ho avuto da fare ora venivo. “Venga, venga che si sistema subito” e mentre ci si avviava in ufficio ti chiedeva come era andata sembrava più interessato alla gita che al lavoro del sabato. E presentato gli scontrini potevi star certo che qualche lira in più la trovavi sempre.

Gli piaceva a Mario ricordare, ricordare le avventure lavorative o forse semplicemente rievocare la giovinezza, ma il suo trascorso di rappresentante sindacale lo portava anche a riflessioni più profonde sull’attuale gestione manageriale. Adesso che guardano le briciole e non si fidano di niente, poi sprecano pacchi di soldi in cazzate perché di quello che succede in fabbrica non sanno un cazzo! Gli hai mai visti scendere dagli uffici? – era solito dire- Il padrone lo vedevi in fabbrica tutti i giorni, e se c’era un qualche problema mentre stavi a discutere su come affrontarlo era li a dare il suo contributo, ascoltava diligentemente senza fiatare magari non diceva una parola …poi però dopo qualche giorno trovavi l’attrezzo nuovo che avrebbe risolto velocemente il problema, o vedevi sparire il fornitore che aveva consegnato merce difettosa che ti aveva messo in difficoltà. La narrazione continuava con passione e non poteva mancare il nocciolo del problema a suo giudizio: i giovani hanno studiato, ma in fabbrica non hanno mai messo piede, non hanno la più pallida idea di come funziona il nostro prodotto, grandi esperti del nulla, della carta. Si occupano di tutto dalla borsa, all’immobiliare, ai rapporti con le banche, alla creazione di diecimila società satelliti perfino all’estero per pagare meno tasse, ma del prodotto non sanno nulla questi non sono ne padroni ne imprenditori sono esperti di carte e chiacchiere infiocchettate.

Ecco, ripensando a Mario mi convinco sempre più che questo è il vero problema di questo paese un sacco di esperti di carte, manca chi conosce azienda e prodotto ed è capace di spaziare dalla gestione del personale alla produzione, ai rapporti con i clienti e fornitori, manca quello che in Toscana chiamavamo padrone negli anni 60/70 senza disprezzo, nell’eccezione di imprenditore; solo che imprenditore è un termine troppo raffinato per un operaio con la terza media. Manca colui che l’azienda l’ha fondata, vista crescere e che conosce tutti i dipendenti uno per uno. Manca quello che per chiederti lo straordinario è disposto a pagarti il finesettimana con la famiglia fuori. Abbiamo perso il nostro maggior vantaggio competitivo: la struttura snella e la competenza. Ma sopratutto l’abbiamo sostituito con il nulla, con la diffidenza, il sospetto, il controllo, in qualche caso con “il padrone” ottocentesco non avendo saputo interpretare quel necessario salto da azienda familiare a PMI.

Adesso che sono in fondo ve lo posso confessare: ne Mario ne il Sig. Rossi sono realmente esistenti come descritti, ma da quando avevo tredici o quattordici anni di Mario e Sig. Rossi ne ho sentiti molti, ognuno con la sua storia, le sue pecularietà ma alla fine nessuno troppo diverso da quanto ho raccontato sopra.

claudiofedi on giugno 2nd, 2014

Due passi in un comune unico: unico prima di tutto come auspicio amministrativo futuro, poi come territorio inimitabile.

Dalla rotonda del Mocale lasci il paese e ti immergi nel silenzio più assoluto, sono le 9 del 2 giugno non c’è gente neppure nei campi.

Camminando verso Magliano il silenzio ti avvolge, i pensieri possono vagare liberi, le gambe si muovono da sole, non fosse altro perché scende. L’incantesimo ha inizio, senti tutto il calore e l’energia di questa terra, senti il potenziale di quest’aria, unica.

L’unica cosa per cui ha ancora un senso questo paese di burattini e burattinai, l’energia della propria terra quasi trasmessa nel tempo passata di secolo in secolo, di millennio in millennio, amplificata dal temo: senti i saggi etruschi raccontarti del territorio di come plasmarlo e viverlo, senti la grandezza dell’impero romano, senti i passi di mille contadini e allevatori che hanno battuto passo a passo queste valli …e poi in lontananza grida di lotte ti fanno risalire con la mente fino al medioevo, il rinascimento e le sue meraviglie il bello e il brutto di trovarsi a pochi passi dalla potente Firenze, flebile giù nella valle la voce di messer Boccaccio ….fino a giungere a ieri ti sembra di sentirli i passi dei partigiani furtivi e guardinghi che ti accompagnano dai boschi.

In un attimo ti lasci alle spalle il torrente Agliena (almeno credo) e risali, e poi su per la provinciale. Siamo alla cupolina di Semifonte,la meta. Giusto un 10 minuti per prendere fiato e continuare ad incamerare questa energia e te ne freghi allegramente di aver calpestato il suolo dei Barberini (ed eredi diretti) o dei Torrigiani e di esserti infischiato dei loro confini.

Poi si torna indietro 2 ore e mezzo di salite e discese, di alti e bassi di spettacolo immenso e fatica….visto nella pace di questo territorio il 2 giugno assume tutt’altro significato, dopo una settimana con ben poche soddisfazioni questo lunedì di festa si cambia pagina.

 

 

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risiko     Lo zapping riserva ogni tanto delle interessanti sorprese, è la volta di RAI storia con Dixit nella puntata di ieri a parte la prima parte dedicata agli industriali dell’auto francesi interessante per pura curiosità storica, la seconda parte mirata alla nostra storia più recente è risultata molto istruttiva. Incentrata sull’operazione “blue moon” non faceva che mettere insieme e legare con un filo logico e testimonianze degli eventi che avvaloravano una teoria sempre sentita dire (e molto logica) ma che fino a ieri non avevo mai avuto elementi per leggere in modo così chiaro. In buona sostanza forniva elementi volti a dimostrare come la diffusione dell’eroina nella seconda parte degli anni 70 sia stata un’operazione guidata dall’alto per distruggere la protesta studentesca. Non è la solita tesi complottistica basata sul “mio cuGGino ha detto” ma fatti reali, testimonianze e ricostruzioni di inquirenti. Nella trasmissione venivano riportati interventi del giudice Salvini, del testimone non che agente dei servizi Cavallaro e di persone come Capanna che hanno attraversato quell’epoca.

Quello che più colpiva era il fatto che questa propaggine di guerra fredda si sia combattuta con mezzi non convenzionali, ma soprattutto con largo uso della stampa di potere usata per veicolare disinformazione e creare stereotipi. La prima strategia della guerra non convenzionale le stragi e gli attentanti non stava funzionando. Il consenso del PCI stava invece aumentando, il potere occidentale non poteva permettere che un punto di cerniera come l’Italia si avvicinasse al nemico. Da lì il cambio di strategia e l’infiltrazione del movimento culturale rivoluzionario con l’eroina, tecnica già sperimentata con il Black Panther Party . L’equazione contestatore=capellone=drogato/sbandato fu fatta passare nell’opinione pubblica, le droghe leggere sparite dalle piazze e sostituite dall’eroina e il movimento distrutto.

Di quegli anni, per ragioni anagrafiche, ho solo un vago ricordo, dei primi ’80 però qualcosa ricordo e non è che l’informazione sui “drogati” che in quegli anni sparivano fosse in effetti questo granché.

Mentalmente mi sono avvicinato nel tempo, Genova 2001 il copione è identico, il movimento che si oppone allo status quo va abbattuto, stesso cliché: operazioni di polizia illecite, infiltrati, delegittimazione dalla stampa e di nuovo un equazione contestatori=violenti. Stesso copione più recentemente con i NO-TAV.

Questo potere ha un punto debole: manca di fantasia, opera sempre allo stesso modo: la disinformazione verso le masse per isolare i fermenti.

A questo punto mi viene un sospetto, negli ultimi mesi internet pullula di bufale, sembra una battaglia persa tentare di contrastarle, passa veramente di tutto le cose più imbecilli e insensate trovano un megafono e una diffusione che lascia sgomenti, sopratutto quando qua e la vengono riprese da stampa e TV.

Che stiano preparando il terreno a un’altra operazione reazionaria? Sembrerebbe mancare la condizione principale per questo, ovvero una contestazione rivoluzionaria in atto, ma forse non è così: i potentati economici hanno già registrato un’ insofferenza delle masse verso questo capitalismo cinico e distruttivo e si stanno preparando la difesa per quando questo sfocerà nelle piazze e servirà giustificare operazioni repressive. Del resto con la disoccupazione in crescita, l’impoverimento generale, la distruzione dello stato sociale e una politica che non assorbe le istanze del popolo i tumulti non staranno molto ad arrivare. Quindi creare un popolo ignorante e confuso da una parte eviterà la partecipazione di massa in un unica direzione e dall’altra aiuterà a far emergere il salvatore della patria, che con la sua luminosa guida ci libererà dal caos e dall’ingovernabilità ….un altro copione già visto che di sicuro non ha portato bene al popolo.

claudiofedi on maggio 1st, 2013

Adriano Olivetti    In questo mondo impazzito dove la politica ci regala incubi inimmaginabili, con partiti di (pseudo)sinistra che sponsorizzano governi di destra, con gli ex-compagni che difendono gli interessi di banchieri e speculatori. Orbene in mezzo a tutti questi incubi vorrei avere almeno dei mezzi sogni. Ma non è prudente divergere troppo dalla situazione reale di tutti i giorni, rischi di non essere capito nel mondo del politically-correct,  allora in questo mondo al contrario voglio festeggiare il primo maggio parlando di grandi Imprenditori.  Ma siccome non sono impazzito del tutto, ed ho un certo senso del limite all’orrido, ho scelto un Imprenditore con la I maiuscola ben lontano dagli stereotipi “marchionniani” elogiati da La Repubblica o Il Sole 24 Ore ogni nuovo governo Bilderberg approved.

<<Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?

Possiamo rispondere: c’è un fine nella nostra azione di tutti i giorni, a Ivrea,come a Pozzuoli. E senza la prima consapevolezza di questo fine è vano sperare il successo dell’opera che abbiamo intrapresa. Perché una trama, una trama ideale al di là dei principi della organizzazione aziendale ha informato per molti anni, ispirata dal pensiero del suo fondatore, l’opera della nostra Società.

Il tentativo sociale della fabbrica di Ivrea, tentativo che non esito a dire ancora del tutto incompiuto, risponde a una semplice idea: creare un’impresa di tipo nuovo al di là del socialismo e del capitalismo giacché i tempi avvertono con urgenza che nelle forme estreme in cui i due termini della questione sociale sono posti, l’uno contro l’altro, non riescono a risolvere i problemi dell’uomo e della società moderna.

La fabbrica di Ivrea pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra un avvenire, una vita più degna di essere vissuta.

La nostra società crede perciò nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto.

Questo stabilimento riassume le attività e il fervore che animano la fabbrica di Ivrea. Abbiamo voluto ricordare nel suo rigore razionalísta, nella sua organizzazione, nella ripetizione esatta dei suoi servizi culturali ed assistenziali, l’assoluta indissolubile unità che la lega ad essa e ad una tecnica che noi vogliamo al servizio dell’uomo onde questi, lungi dall’esserne schiavo, ne sia accompagnato verso mete più alte, mete che nessuno oserà prefissare perché sono destinate dalla Provvidenza di Dio.

Così, di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. Abbiamo voluto anche che la natura accompagnasse la vita della fabbrica. La natura rischiava di essere ripudiata da un edificio troppo grande, nel quale le chiuse muraglie, l’aria condizionata,la luce artificiale, avrebbero tentato di trasformare giorno per giorno l’uomo in un essere diverso da quello che vi era entrato, pur pieno di speranza.

La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. Per questo abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l’idea di una costrizione e di una chiusura ostile. Talché oggi questa fabbrica ha anche un altro valore esemplare per il futuro del nostro lavoro nel Nord e ci spinge a nuove realizzazioni per creare nuovi ambienti che traggano da questa esperienza insegnamento per più felici soluzioni.

Ora che la fabbrica è compiuta a noi dirigenti spetta quasi tutta la responsabilità di farla divenire a poco a poco una cellula operante rivolta alla giustizia di ognuno, sollecita del bene delle famiglie,pensosa dell’avvenire dei figli e partecipe infine della vita stessa del luogo che trarrà dal nostro stesso progresso alimento economico e incentivo di elevamento sociale: voglio alludere all’ammirevole città di Pozzuoli e ai suoi incomparabili dintorni.>>  Adriano Olivetti Pozzuoli, 23 aprile 1955 Discorso ai lavoratori del nuovo stabilimento

Perché se è vero che non ci sono più i Berlinguer e i Pertini è pure vero che in questo paese non ci sono più neppure gli Adriano Olivetti e le Luisa Spagnoli …e neppure gli Enrico Mattei, e il concetto di una  fabbrica che guardi oltre gli utili, guardi anche al benessere del proprio capitale principe: la risorsa umana, è stato ben isolato e chiuso nelle casseforti di piombo del neoliberismo con tutte le precauzioni affinché si eviti il rischio di contaminare in una qualche fuga qualche ignaro e indifeso imprenditore.

BUON PRIMO MAGGIO

ai lavoratori

ai precari

ai disoccupati

ai pensionati

ai (pochi) sindacalisti che fanno il loro mestiere

agli autonomi

alle partite iva

ai padroncini

….e anche agli “Adriano Olivetti” se ne fosse rimasto qualcuno.

 

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claudiofedi on marzo 10th, 2013

Dopo tanto tempo di assenza torno a scrivere qualcosa su questo blog e lo faccio riportando un po’ di informazioni tecniche di servizio. Una serie di riparazioni affrontate negli ultimi tempi.

PIONEER A-209R
Ovvero questo amplificatore. http://www.pioneer.eu/it/products/archive/A-209R/page.html

Se vi capita di non vederlo più accendere e con il DMM rilevate che sul secondario del trasformatore di alimentazione non vi è alcuna tensione di uscita e il primario sembra interrotto non  non disperate probabilmente s’è solo bruciato il dispositivo di protezione inserito nel traformatore. Se lo isolate e lo baypassate probabilmente tornerete a leggere 30+30V sul secondario. Ancora non ho affrontato il problema di come sostituite la protezione ma intanto il primo passo è risolto (stay tuned vi aggiornerò appena trovo un ricambio).  Ho letto su dei forum anche di altri ampli pioneer simili con questo dispositivo che smette di funzionare.

 

PAM 8040 Professional Audio Mixer

Ovvero un vecchio mixer con 6 ingressi Mono e 2 ingressi stereo Phono per vecchi piatti. Il “ragazzo” è ancora in gamba malgrado l’età ma purtroppo dava qualche rumorino di 50Hz in uscita. La riparazione è stata molto semplice è bastato sostituire i due condensatori elettrolitici sull’alimentazione.  Ho già sperimentato anche un circuito per dotarlo di alimentazione phantom vi aggiorno quando lo assemblerò all’interno. Poi mi piacerebbe convertire gli ingressi phono in ingressi per CD o dispositivi più attuali ma qui non ho grandi idee su come muovermi.

 

RADIOSVEGLIA con DISPLAY A LED

La buon vecchia radiosveglia modello anni 80 con il suo bel display rosso con LED a 7segmenti ha senza dubbio il vantaggio che si legge bene anche in piena notte. Per questo mi dispiaceva separarmene. Purtroppo però ultimamente aveva preso ad andare molto avanti (probabilmente da quando c’è l’impianto solare con il suo inverter) speravamo di trovare aprendola un qualche compensatore per una regolazione invece ci rendiamo conto che la sua base dei tempi è molto probabilmente basata sui 50Hz di rete (e questo la mette in relazione con l’inverter).  Prendiamo il nome dell’integrato e cerchiamo su internet il datasheet.

Il tutto si basa su un integrato Sanyo l’ LM8560 dal datasheet si vede chiaramente che il clock è ricavato dai 50/60Hz di rete e entra sul piedino 25 (la conferma che cercavamo). Proviamo a porci l’oscilloscopio nella speranza di vedere un qualche tipo di disturbo, ma il segnale, se pur stranamente deformato in alto, non ha particolari picchi o stranezze che giustifichino un conteggio extra, come potete vedere dall’immagine frezata dal buon Rigol.

Osservando l’application circuit di pagina 4 del datasheet  datasheet-LM8560N-Radiosveglia   si nota che l’alternata passa da un resistore da 100k e da un condensatore da 0.001 che costituiscono di fatto anche una sorta di filtro passa basso prima di arrivare al piedino 25.

Nella mia sveglia invece il condensatore è stato omesso. Non sapendo che pesci pigliare non resta che provare a inserire il condensatore.
Incredibile ma vero, ma al momento la sveglia non va più avanti  …direi risolto anche perché faceva 5/6 minuti in una settimana 😉

claudiofedi on dicembre 17th, 2011

<<Riporto per inaugurare la nuova piattaforma wordpress un post inviato su Facebook come condivisione all’articolo di Simona>>
Con “il treno del sole” si taglia un’altro pezzo d’Italia e della memoria storica che questo convoglio custodiva. Il treno dell’immigrazione interna, il treno della strage di Gioia Tauro …il treno delle divisioni tra nord e sud sparisce, ma le divisioni restano ancora più lampanti di un tempo, senza neppure la speranza di poterle colmare in un futuro prossimo.

 

hanno soppresso il treno del sole, i notturni fra Torino e Palermo. un mio amico che insegna a Cosenza mi ha scritto: a Napoli Centrale c’era l’inaugurazione della stazione trasformata dal progetto Grandi Stazioni, e quando la bionda ha tirato fuori il nastro e le forbici ho cominciato a urlare. “Ma quale nastro solo i treni sapete tagliare. Vogliamo i treni, non lo shopping. E l’immancabile. Vergogna.” e ora penso a tutto quello che c’era da dire, che c’è ancora da dire. che quei treni portavano i minatori a costruire la tav, che su quei treni ho dormito coi malati che venivano a curarsi da noi, da me, a piazza indipendenza all’istituto fanfani. che c’è chi fa i sacrifici per tenere in piedi l’italia e per tenerla unita, e che ci spezzeranno la schiena ridendo.

 

 

 

claudiofedi on ottobre 22nd, 2011

I giornalisti italiani sono campioni nel parlare di cose che non conoscono, quando poi vogliono incensare delle persone riescono ad essere più esuberanti dei comunicati di casa Gelmini.

E così nella foga di preparare un coccodrillo all'altezza del miglior uomo di marketing che la storia dell'informatica ricordi  Steve Jobs (ex aequo col buon Bill Gates), non hanno perso occasione di sparare una serie incredibile di castronerie.

Vediamo le più clamorose:

-Steve avrebbe inventato il mouse. Niente di più falso l'ideatore di questo supporto  si chiama Douglas Engelbart che 

il 21 giugno 1967 ottenne il brevetto per il suo indicatore di posizione X-Y per display: il mouse appunto.

-Steve avrebbe inventato il primo sistema operativo a finestre pilotato dal mouse. Altra falsità il primo sistema del genere è uscito da casa Xerox si chiamava Xerox 8010 Information System, comunemente conosciuto come Xerox Star, commercializzato a partire dal 27 aprile 1981 e costituito da una serie di workstation collegate fra loro tramite LAN, tra l'altro notoriamente a questo sistema, dopo averne visto una dimostrazione, si ispirò Steve per il suo Lisa.

-Steve ha inventato il lettore MP3. Altra castroneria,  il primo Mp3 della storia sii chiamava MPMan F10, aveva un disco fisso da 32MB e costava 250 dollari  era il Marzo 1998,  il primo ipod viene invece  lanciato il 21 ottobre 2001

-Steve ha inventato lo smartphone. Peccato che il primo smartphone, chiamato Simon, sia  stato progettato nel 1992 dalla IBM e commercializzato nel 1993 dalla BellSouth. Il nostro Steve con il suo iphone arriva agli inizi del 2007 quando già erano presenti sul mercato vari smartphone anche windows, ad esempio il concorrente HTC ha cominciato la produzione nel 2002, mentre nel 2005 è partita la collaborazione HTC-Google per lo smartphone Android.

-Steve ha inventato il tablet, mi spiace, manco questo. Il primo tablet, venne conosciuto con il termine "Tablet PC"  nel 2000 quando Microsoft presentò un proprio "concept"  basato su Windows XP, iPad è stato presentato il 27 gennaio 2010 ed aveva qualcosa si di innovativo: l 'interfaccia multi-touch che si pilotava solo con il tocco delle dita senza pennini.

Essendo storia recente anche ai disattenti è facile ricordare che il kindle è precedente al prodotto di Steve, infatti è stato lanciato in tutto il mondo a partire da ottobre 2009.

Ma la cosa più sconvolgente è che per scoprire tutto questo sarebbe stato sufficiente usare gli strumenti messi a disposizione dalla casa di Cupertino e fare una rapida ricerca tipo su Wikipedia, visto che oggi è pure tornata on-line dopo la protesta contro la nuova legge.

Come si diceva una volta chi "sa fa e chi non sa chiacchera" , però per commemorare un grande comunicatore come Steve Jobs che sapeva sempre di cosa parlava,  i nostri giornalisti potevano anche fare un piccolo sforzo.
 

pubblicata in facebook da Claudio Fedi il giorno giovedì 6 ottobre 2011 alle ore 22.02

 

claudiofedi on ottobre 25th, 2010

Elezioni si, elezioni no, elezioni gnamme…
Insomma se ne sente parlare ogni giorno di più, da quando Fini e Berlusconi hanno divorziato sembrano imminenti. E allora occorerà darsi da fare prima che sia tardi; stanco di votare il meno peggio questa volta gioco d'anticipo e chiedo ai partiti che vogliono il mio voto dei punti di programma.
Per la famosa regola che un elenco puntato sta bene di 10 punti, chiedo 10 punti di programma …se me ne vengono in mente 10 🙂

1- Dignità sul posto di lavoro, sicurezza e diritti sindacali inviolabili. Contratti nazionali con salario minimo garantito. Assicurazione e previdenza obbligatorie per ogni forma contrattuale. Part-time e forme flessibili di orario specificate minuziosamente nel contratto. Contratti stagionali, interinali e a termine il 50% più costosi dei contratti a tempo indeterminato.

 

2-Tasse uguali per tutti, tassazione dei redditi da lavoro e delle rendite equiparate. Tassazione progressiva con maggior onere per i redditi più alti. Modifica del sistema fiscale, riscossione IVA spostata dall'impresa al consumatore, possibilità di detrazione per ogni spesa dimostrata dal cittadino.

 

3- Italia una laica e indivisibile. Stato unico solidarietà nord-sud, leggi uguali per tutto il territorio.Autonomia enti locali vincolata ai principi nazionali. Leggi vincolate al principio di laicità. Riforma dell' 8xmille e del 5xmille, sostituite da un unica voce del 10xmille impostata come deduzione dalle tasse per pari importo di donazioni ad enti no-profit o religiosi registrati in apposito elenco documentate e allegate alla dichiarazione.

 

4- Risparmio sulla macchina amministrativa con la sopprensione degli enti inutili: province, consorzi, comunità montane, enti vari, aziende di scopo o servizi e più in generale tutte le aziende a capitale pubblico; passaggio competenze a regioni e comuni. Legare gli stipendi degli amministratori al contratto nazionale dei metalmeccanici, e stabilire che in ogni caso lo stipendio massimo non possa superare il doppio di quanto riportato dal contratto metalmeccanici come salario minimo. Sono inoltre previsti per i parlamentari e i ministri rimborsi per vitto alloggio e trasporti con presentazione di documentazione a tergo fino ad un importo massimo pari allo stipendio stesso, per gli assessori regionali e comunali fino a metà dello stipendio stesso. Per gli altri rappresentanti sarà corrisposto un gettone di presenza. E' inoltre corrisposto al partito o lista di elezione un rimborso pari allo stipendio stesso (o al gettone di presenza) per coprire le spese di segreteria. Le tre voci saranno corrisposte in modo proporzionale alla presenza alle sedute del deputato stesso. I rimborsi elettorali saranno calcolati sul numero degli effettivi voti ricevuti.

Lotta serrata alle terziarizzazioni, gli enti dovranno gestire con personale proprio almeno il 90% delle mansioni. Il personale amministrativo dovrà essere inferiore a ½ del personale operativo, il personale politico a 1/6 del personale complessivo e in ogni caso non superiore alle 40 unità.

 

5-Investimenti in scuola, ricerca e cultura. Aumentare a livelli europei il PIL investito in questi settori. Eliminazione di qualsiasi trasferimento alla scuola privata. Niente finanziamento alla ricerca privata se non come possibilità di deduzione integrale dalla nenucia dei redditi dei donatori dei contributi versati.

 

6-Giustizia e ordine pubblico. Più soldi per far funzionare la macchina della giustizia, reintegro di organico nelle forze di polizia, diminuzione di fondi per esercito e reparti di ordine pubblico. Eliminazione delle scorte per trasporto valori, eliminazione di scorte a funzionari pubblici e politici se non preposte dagli organi di polizia per effettivo pericolo. Modifica del sistema carcerario introduzione dei lavori socialmente utili diurni come pena in tutti i casi in cui non si ravvisi pericoli o controindicazioni.

 

7- Istituzione del Marchio industriale di interesse nazionale per tutti i marchi di fabbrica registrati prima del 1980. Passaggio alla collettività della proprietà del marchio con diritto di usufrutto da parte del depositante alle condizioni stabilite dal ministero dell'industria. In ogni caso l'uso del marchio sul nostro territorio deve prevedere che almeno l'80% del prodotto sia realizzato in Italia. Mentre la commercializzazione del marchio all'estero deve prevedere che almeno il 10% del prodotto sia fatto sul nostro territorio. In mancanza di ciò non sarà possibile l'usufrutto del marchio storico. Su i prodotti agricoli e alimentari deve essere specificato la provenienza della materia prima , lo stabilimento di trasformazione e l'azienda che ne ha curato la produzione. Pubblicizzazione di tutti i monopoli naturali.

 

8- Diritto alla salute e allo studio. Diritti inviolabili del cittadino, da garantire a 360 gradi in ogni loro aspetto. Diritto alla casa, con potenziamento dei piani ERP, per rispondere all'emergenza abitativa. Diritto alla cittadinanza, per chi vive nel nostro territorio.Eguaglianza di diritti tra tutti gli abitanti che pagano le tasse al nostro paese, siano essi cittadini o meno.

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10-

Bene c'è ancora due punti liberi ….fate le vostre offerte 😀

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claudiofedi on settembre 25th, 2010

Il capitalismo liberista non può funzionare, perché se fosse vera l’azione regolatrice del mercato per cui chi non sa fare il suo mestiere è destinato a scomparire, le case automobilistiche dovrebbero essere tutte già fallite da decenni.

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